martedì 21 Maggio 2024
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Napoli. “Il problema” in scena al Piccolo Bellini

In un interno domestico, Padre, Madre e Figlia si trovano a dover affrontare un problema: la malattia incurabile che colpisce il Padre. Il testo è costruito come una sequenza ininterrotta di accadimenti, dove la narrazione è affidata all’esclusiva rappresentazione dei fatti. Nel precipizio della memoria che è la sindrome di Alzheimer, la scrittura non risparmia ai suoi personaggi continui inciampi tragicomici. La casa diventa, scena dopo scena, immagine claustrofobica della malattia, e i contatti con il mondo al di fuori, rappresentati dai tre personaggi esterni al nucleo familiare, non fanno altro che stringere il cerchio intorno ai tre protagonisti. Così, in una corsa contro il tempo, tra rifiuto del “problema” e silenziosa resistenza al dolore, tra vagabondaggi notturni e mancati riconoscimenti, nel sovrapporsi di passato e presente, dove il confine fra realtà e immaginazione diventa labile, Madre e Figlia si ritroveranno unite nell’impresa di trattenere il ricordo di sé nella mente del Padre.
«La nostra è una creazione collettiva, uno spettacolo che ha nel ruolo dell’attore e nelle relazioni che ogni interprete sa tessere con i suoi compagni di palco il suo perno», racconta Paola Fresa, che per Il Problema ha ottenuto la menzione speciale del Premio Platea 2016. Così, l’agire dei quattro attori in scena scandisce le fasi di una delle malattie più drammatiche e stranianti che affliggono il nostro presente con il ritmo e la delicatezza con cui si rappresenta una storia d’amore: più che il racconto di una malattia e la cronaca di una morte, il Problema si presenta come un vero e proprio inno alla vita.

Note di regia.

Nel processo di traduzione dal copione originale all’adattamento per la scena, la relazione fra i personaggi si è rivelata essere pilastro fondamentale della narrazione. Narrazione che definiamo  “interna”, nell’ottica di una regia collettiva dove l’attore creativo è portatore di un punto di vista concreto e personale riguardo al personaggio che è chiamato a interpretare e alle vicende rappresentate, per la sua capacità di mettere al servizio della scena il proprio apparato emotivo ed esperienziale.

La battuta, secondo questa modalità di approccio alla scena, diviene azione finalizzata a provocare uno spostamento emotivo in chi la riceve.

Il gruppo è costituito da attori che negli anni hanno dimostrato attenzione e attitudine nei confronti della drammaturgia contemporanea. Siamo quindi partiti dal testo e abbiamo individuato nel nucleo familiare (Padre, Madre, Figlia) il centro nevralgico del dramma che ha nella crisi dell’identità il suo tema fondante. Identità che vacilla in chi si ammala per la perdita del ricordo della propria esperienza di vita, ma anche in coloro che si trovano a essere testimoni della malattia. La consapevolezza di quello che siamo è strettamente legata alla percezione che di noi hanno le persone che ci sono accanto. Nel momento in cui non ci vediamo più riconosciuti dall’altro, la nostra stessa identità entra in crisi. È quello che accade ai protagonisti del testo che, identificati in didascalia iniziale non con un nome ma per il ruolo che ricoprono all’interno del dramma, faticano a immaginarsi diversi, a rinunciare a quello che sono stati finora e alla loro vita per come la conoscono. Per questa ragione, abbiamo chiesto a un unico interprete di ricoprire i tre ruoli esterni alla casa (Dottore, Impiegato, Badante), dichiarando il gioco attoriale e affidando a lui una sorta di regia interna che detta i tempi della narrazione anche attraverso l’azione di dichiarare i titoli di ogni scena. Abbiamo scelto come luogo della rappresentazione uno spazio neutro che di volta in volta abitiamo come interno domestico, recinto della malattia, cornice, vetrina, carillon. Sia nella fase preliminare di indagine sui materiali drammaturgici che nella fase finale di formalizzazione della messinscena, ci siamo avvalsi dell’aiuto di un occhio esterno che con noi condivide il linguaggio di traduzione scenica e che ha vigilato sul corretto uso della grammatica scelta nel lavoro di ricerca e di messinscena dall’interno.

“Il Problema” è una storia d’amore, un inno alla vita. Racconta la nudità del dolore quando la morte si affaccia nella vita di una famiglia e come si possa sopravvivere a quel dolore, al presagio di un’assenza.

Menzione speciale Premio Platea 2016

Il Problema, in concorso al Premio PLATEA, è stato valutato tra le migliori 21 opere su un totale di 504 e ha ricevuto una menzione speciale della giuria. La giuria, composta da Roberto Alajmo (scrittore e giornalista, direttore del Teatro Biondo di Palermo), Mauro Bersani (editor della Einaudi, direttore della collana Collezione di teatro), Antonio Calbi (direttore del Teatro di Roma), Patrizia Coletta (direttore della Fondazione Toscana Spettacolo, rappresentante A.R.T.I.), Massimo Ongaro (direttore del Teatro Stabile del Veneto), Amedeo Romeo (regista e scrittore, direttore del Teatro della Tosse di Genova), Andrée Ruth Shammah (regista, direttore del Teatro Franco Parenti), ha segnalato il testo con la seguente motivazione: “Con Il Problema, Paola Fresa mette in scena la malattia di Alzheimer in maniera tanto più drammatica quanto più la scrittura dell’autrice sa essere misurata e precisa, teatralmente implacabile, rifuggendo da ogni patetismo”. La giuria ha rilevato infine che la rosa dei quattro testi selezionati si compone di tre opere ispirate a copioni della tradizione e al mito, mentre la quarta affronta una delle malattie che più segnano il nostro tempo, scritto, forse non a caso, da una donna.

 

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