martedì 5 Marzo 2024
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A Marigliano un’impresa in crescita non trova personale, “Costretti a rifiutare le commesse”

MARIGLIANO. Domenico Cianci è un imprenditore mariglianese, amministratore dell’azienda Tmc Technology srl con sede nella cittadina campana. L’azienda che si occupa di impiantistica e costruzioni opera su tutto il territorio nazionale ed ha uno storico ultra ventennale. Ormai da anni l’azienda è alla costante ricerca di personale, senza alcun esito positivo, potendo così contare solo su uno staff di dipendenti storici, ma che non sono più sufficienti per affrontare le commesse. L’azienda pur avendo avuto nell’ultimo quinquennio una notevole crescita, si scontra con la difficoltà di reperire personale qualificato. “Sono quattro anni che abbiamo 5 profili professionali aperti, con varie agenzie per la ricerca di personale, ma quasi nessun colloquio lavorativo si è perfezionato con un’assunzione nonostante si propone un contratto come da settore e con una paga ottimale”.
Ancora, l’amministratore ci racconta che spesso, pur fissando il colloquio, i candidati non si presentano senza nemmeno avvisare, oppure avanzano pretese variegate “Quelle più gettonate sono il non voler lavorare in trasferta, non essere contrattualizzati, pretese di stipendi da capogiro sin da subito, nonostante, oltre ad uno stipendio gratificante garantiamo vitto ed alloggio”.
Un ultimo episodio ha riguardato un candidato che hanno “corteggiato” per quasi tre mesi, che continuava a rimandare la presenza in azienda per motivi personali nonostante si fosse manifestata l’urgenza, quando poi si è reso disponibile, non prima di avanzare pretese di riduzione orario e sindacando alcune attività della mansione, avendo l’azienda sopperito con una figura interna, ha iniziato con una serie di messaggi e mail offensive.
Domenico Cianci prima che imprenditore è stato un dipendente, mette sempre al primo posto la stabilità dei propri dipendenti “Ho sempre pensato che un dipendente che vive bene il suo lavoro e che viene compensato è maggiormente gratificato e quindi stimolato a crescere ed a fare di più”, sempre più spesso, denuncia, questo non viene apprezzato, si hanno sempre più grosse pretese, essendo coscienti del fatto che è difficile trovare personale, tre imprenditori su quattro hanno difficoltà a reperire personale qualificato e molti colleghi si sono visti costretti a rifiutare commesse. Oggigiorno, per un imprenditore è difficile reperire commesse considerata la concorrenza spietata, è ancor più difficile portare avanti la struttura aziendale, visto le tasse e il costo sempre più alto delle materie prime. “Lo Stato e le Istituzioni non ci aiutano, spesso siamo noi a subire, come quando dopo poche settimane di lavoro iniziano lunghi periodi di malattia giustificati dal medico di famiglia”, durante la malattia infatti, la legge tutela il lavoratore, conservando il rapporto lavorativo, attribuendogli il diritto di assentarsi dal lavoro per un certo lasso di tempo (c.d. periodo di comporto), nel corso del quale il datore di lavoro non potrà licenziarlo, se non prima dei tre o sei mesi, e riconoscendogli il diritto a percepire la retribuzione. “Spesso le verifiche fatte durante le visite fiscali, sono inconcludenti, in quanto o sono superficiali oppure se si riscontra un’assenza questa viene giustificata dal proprio medico di famiglia con la presenza nel suo ambulatorio o con certificati medici”.
Cianci ci racconta che da circa tre mesi, un suo dipendente, dopo pochi mesi dall’assunzione che pretese a tempo indeterminato, è in malattia e che la alterna con la richiesta di permessi, a seguito di una discordanza su un cantiere che seguiva.
“Era un cantiere che era in fase di chiusura, ho dovuto sostituire la figura con un’altra risorsa che non sapeva nulla del lavoro e che ha dovuto inquadrare nuovamente tutto in pochissimo tempo per la fine dei lavori, che è una delle fasi più delicate degli appalti” ancora sconcertato l’amministratore si chiede “Com’è possibile che in questi casi dobbiamo subire senza poter fare nulla e senza essere tutelati? Come può un medico curante continuare a fare certificati medici senza riscontrare gravi patologie e non si rende conto che la richiesta di malattia per così tanto tempo è frutto di altra natura?” ancora continua “la maggior parte delle volte queste persone continuano tranquillamente la loro vita sociale, uscendo, andando in vacanza, qualcuno anche prestando attività lavorative altrove ovviamente senza essere in regola”.
E aggiunge: “Prima si dava la colpa ai datori di lavori che non rispettavano i contratti collettivi, poi al reddito di cittadinanza, personalmente sono sempre più convinto che la verità è che non c’è più rispetto per il lavoro e che tutto ciò viene avvalorato dalla possibilità di sussidi e dalla macchina delle malattie facili. Manca la voglia e l’umiltà di imparare, c’è la presunzione di essere già arrivati e non si crede più nei valori del lavoro e del sacrificio. Spero che prima o poi chi di competenza capisca che si necessita di una riforma significativa che possa tutelare sia il dipendente che il datore di lavoro. Il rapporto di lavoro non deve essere più visto come chi comanda guadagna e chi opera deve sottostare, e nemmeno che chi opera deve sentirsi in dovere di poter mantenere per la gola il datore di lavoro, deve piuttosto essere una crescita professionale ed economica da entrambi i lati, i miei successi sono i successi di un gruppo che con dedizione e costanza cammina al mio fianco”.

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