mercoledì 22 Maggio 2024
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Come la mente può reagire al Coronavirus? Riflessione dello psichiatra Lanzaro

Napoli. Una nuova riflessione sull’impatto del Covid 19 sulla mente, a scriverlo è Massimo Lanzaro, scrittore e Dirigente Medico di Psichiatria, Psicoterapeuta, Responsabile Servizio Esordi e Prevenzione dell’ASL NA 2

Cambierebbe qualcosa?

Vorrei introdurre questo scritto con due aneddoti: uno cinematografico ed uno a cui ho assistito nella vita reale.
Molti di voi probabilmente hanno visto “Il ponte delle spie” di Spielberg: nell’America della guerra fredda, James Donovan è un affermato avvocato di Brooklyn specializzato nel ramo assicurativo, con un’esperienza nel collegio giudicante del processo di Norimberga. Ad un certo punto il governo statunitense cattura la spia sovietica Rudoľf Abeľ, la cui difesa viene affidata a Donovan stesso.
Il noto dialogo che si ripete più volte tra i due, per chi non lo ricordasse è il seguente:
James Donovan: Pensi di essere preoccupato?
Rudolf Abel: Cambierebbe qualcosa?
Rudolf Abel è prigioniero, rischia la vita, la tortura, eppure appare sempre genuinamente calmo e impassibile.

Giorni fa mi reco in farmacia, e attendo sull’uscio della porta, a circa otto o nove metri dal banco, dove una signora X stava per essere servita. La stessa improvvisamente si gira e mi urla più volte: “dovete stare fuori, ma proprio fuori, qui possiamo essere contagiati tutti, lo volete capire?” Avrei voluto rispondere: “crede che se facessi tre passi indietro cambierebbe qualcosa (tra l’altro indossavo come da prassi la mascherina)?

Entrambe le persone, Abel e la signora X sono sottoposti a stressors (uno in comune, per così dire, è “la prigionia”), entrambi hanno una soglia di vulnerabilità diversa allo stress ed entrambi rispondono con un meccanismo differente di adattamento o coping (impassibile l’uno, a dir poco irascibile – forse futilmente – l’altra).

In quello che si chiama modello biopsicosociale o VSC la letteratura fa proprio riferimento almeno a questi 3 fattori importanti:

La vulnerabilità a sua volta dipende da:

Aspetti Biologici (esempi):

Aspetti neurobiologici: anche il cervello, come altri organi può avere problemi a funzionare, si tratta spesso di un problema legato alla biochimica.
Aspetti genetici (familiarità): esiste una sorta di familiarità alla soglia di vulnerabilità psicologica, come esiste una vulnerabilità al diabete, ad esempoi.
Uso di sostanze: spesso si sottovalutano gli effetti che alcune sostanze come l’alcol o le droghe possono avere sul cervello e quindi sui pensieri e sulle emozioni.

Aspetti Psicologici

Le caratteristiche di personalità e il modo di pensare, leggere la realtà determinano le nostre risposte emozionali e comportamentali di fronte agli eventi della vita (non tutti stanno male e si ammalano quando affrontano le stesse identiche situazioni di difficoltà: la perdita di un animale domestico, ad esempio, per alcune persone è un lutto reale, causa di grande e duratura sofferenza, per altri poco più che l’equivalente di una rapida formalità – è ovvio che esistono delle “gamme di grigio”); le abilità acquisite attraverso le esperienze, se accompagnate da un sistema di lettura del mondo (appraisal) ragionevole e non estremistico (come quello della signora X, a cui due metri di distanza non bastavano), perfezionistico – dicotomico e rigido (idem) consentono di affrontare e superare i problemi che si presentano nel percorso di vita.

Stressors ambientali comuni come, per esempio, un cambiamento nelle abitudini quotidiane, o richieste più gravose da parte dell’ambiente (cambiamenti o perdita del lavoro, fino a fattori sociali drammatici come catastrofi naturali e pandemie, appunto) possono andare al di là delle nostre possibilità di difesa (superare la nostra soglia di vulnerabilità e fronteggiamento – altrimento detto coping) e causare risposte disfunzionali e di sofferenza come l’ansia, i sintomi acuti da stress, la depressione fino addirittura alla psicosi.

Riassumendo l’intervento psicologico adotta quale modello esplicativo della origine, della causa dei disturbi mentali (anche lievi) la teoria stress-vulnerabilità-(appraisal)-coping-(resilienza).

Per spiegare infine sommariamente e semplificare il concetto di resilienza faccio riferimento al film del 2006: “La ricerca della felicità”, di Gabriele Muccino, basato su una storia realmente accaduta a tal Chris Gardner.

Resilienza è un termine derivato dalla scienza dei materiali e indica la proprietà che alcuni materiali hanno di conservare la propria struttura o di riacquistare la forma originaria dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o deformazione.

In psicologia connota proprio la capacità delle persone di far fronte agli eventi stressanti o traumatici e di riorganizzare in maniera positiva la propria vita dinanzi alle difficoltà, di saper trasformare un evento critico potenzialmente molto destabilizzante (una pandemia) in un motore di ricerca personale che consente di riorganizzare positivamente l’esistenza e di trasformare un evento doloroso o più semplicemente enormemente stressante in un processo di apprendimento e di crescita.

Avere un alto livello di resilienza non significa non sperimentare affatto le difficoltà o gli stress della vita ed è il caso del nostro protagonista, le cui difficoltà se possibile continuano ad aumentare.

Nel film Chris non si perde mai d’animo, mantiene adeguate capacità comunicative e di “problem solving” e continua imperterrito a cercare ogni giorno assieme a Christopher i soldi per mangiare e dormire, passando molte notti nei dormitori per senzatetto e addirittura nel bagno della metropolitana.

Nonostante tutto persiste in lui una buona capacità di controllo degli impulsi e delle emozioni fino al “conseguimento della felicità”. Consentitemi di dire che è quello che auguro come epilogo di questo periodo a tutti noi.

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