domenica 21 Aprile 2024
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Nola. Società di alcolici evadeva l’iva. Maxi sequestro da 7,8 milioni di euro

Nola. Denaro, beni mobili ed immobili per un valore complessivo di oltre 7,8 milioni di euro sono state sequestrate ad una società con sede a Nola attiva nel settore del commercio all’ingrosso di bevande alcoliche, che avrebbe realizzato una frode all’imposta sul valore aggiunto.
Contestualmente stamattina anche perquisizioni nei confronti del medesimo imprenditore e della citata società.
Il provvedimento eseguito dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice
per le indagini preliminari del Tribunale di Nola su richiesta della Procura nolana nei confronti di una società nolana e del suo rappresentante legale, indagato per il reato di dichiarazione
fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.
Il decreto di sequestro preventivo è stato emesso in seguito agli accertamenti fiscali effettuati nei confronti della società,
“In particolare, secondo l’ipotesi investigativa”, si legge in una nota del procuratore Marco Del Gaudio, “allo stato condivisa dal G.l.P.del Tribunale di Nola
la socictà, negli anni d’imposta dal 2018 al 2022, avrebbe effettuato acquisti da fornitori esteri per un imponibile complessivo di circa 36 milioni di euro mediante l’interposizione di 25 società italiane prive, in realtà, di reale operatività, con la conseguenza dell’omesso versamento della IVA dovuta
per tali acquisti. Infatti, grazie alle “imprese'” italiane apparenti, interposte nella filiera commerciale, la società nolana avrebbe detratto indebitamente l’IVA non versata all’Erario dai propri (fittizi) fornitori, in tal modo
peraltro praticando sul mercato prezzi illecitamente competitivi a discapito degli altri operatori del settore.
Le società “interposte” tra i fornitori esteri e la società italiana ultima acquirente dei prodotti avevano
le caratteristiche delle cosidette “cartiere”: la rappresentanza legale era attribuita a soggetti privi di
esperienza imprenditoriale; la loro operatività era molto limitata nel tempo per evitare controlli ispettivi; non avevano sedi operative, dipendenti o utenze; nessuna di esse presentava bilanci
d’esercizio o anche dichiarazioni delle imposte che comunque non versava; in alcuni casi l’Agenzia delle entrate aveva disposto la cessazione d’ufficio delle partite IVA e ciò aveva semplicemente determinato il subentro di nuove “imprese” aventi le medesime caratteristiche”.

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