giovedì 19 Maggio 2022
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Cercola. Sindaco e 4 ex consiglieri assolti dalle accuse di diffamazione di Tammaro

CERCOLA – Il fatto non costituisce reato. Questo si legge nel dispositivo della sentenza emesso dal Tribunale di Nola a favore dell’attuale sindaco Vincenzo Fiengo e di altre quattro persone che nel 2012 erano consiglieri comunali di opposizione durante l’amministrazione Tammaro.

Tutto ha inizio con una mozione di sfiducia del 2011, sottoscritta da Vincenzo Fiengo ed altri consiglieri di opposizione del tempo tra cui Vincenzo Barone , Riccardo Meandro, Antonio Romano, Salvatore Grillo e Salvatore Roffo, contro Pasquale Tammaro.

Nella mozione di sfiducia i firmatari avevano evidenziato una situazione politica difficile, una gestione disastrosa ed avevano scritto che il figlio di Pasquale Tammaro, che in quel tempo era sindaco della città, era stato assunto dallo stesso Comune amministrato dal padre.

“… l’operato del Il Sindaco (Dott. Pasquale Tammaro), in questi anni si è caratterizzato per gravi e continue violazioni della normativa vigente con ripetute inadempienze ai più elementari dettami di correttezza e buona gestione politica-amministrativa, oltre che per le profonde violazioni dei dettami programmatici… Il Sindaco (Dott. Pasquale Tammaro), in modo poco ortodosso, ha consentito la partecipazione al concorso pubblico del proprio figlio presso l’ente da lui amministrato, attuando una straordinaria forma di nepotismo. La susseguente vittoria del figlio del Sindaco, che si classificava addirittura come primo in assoluto e le sue dichiarazioni susseguenti a tale evento, sono in dispregio di ogni etica e opportunità…”

Sulla base di queste frasi i firmatari furono denunciati da Tammaro, ma oggi il Tribunale di Nola si è espresso a favore di Fiengo e degli altri firmatari con un dispositivo di sentenza affermando che il fatto non costituisce reato.

“Caro Pasquale Tammaro (ex sindaco) siamo stati tutti assolti infondo è vero che tuo figlio aveva vinto il concorso bandito dal comune di Cercola mentre tu svolgevi la funzione di Sindaco – scrive Vincenzo Fiengo sui social network e continua –  era stato bandito solo un posto e lo ripeto, non era corretto eticamente far partecipare tuo figlio, comunque un gran lavoratore molto professionale”

Quindi nessuna diffamazione, i firmatari della mozione di sfiducia del 2012, processati e rinviati a giudizio per poi essere assolti, potevano scrivere secondo i giudici che il figlio dell’allora sindaco aveva partecipato e vinto il concorso nello stesso Comune amministrato dal padre perchè non avevano “inventato” nulla.

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