sabato 16 Gennaio 2021
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Il nuovo spot della Fiat fa infuriare gli operai e parte la denuncia alla Procura

POMIGLIANO D’ARCO. Le auto “impacchettate” dei dipendenti della Fiat avevano fatto capolino già allo stabilimento Mirafiori di Torino, oggi è accaduto anche nel parcheggio del “Giamabattista Vico” di Pomigliano d’Arco. Una trovata pubblicitaria che fa infuriare gli operai, ma il peggio è il video girato nella fabbrica e in “palese violazione delle norme di sicurezza”.

Da qui la decisione dello Slai Cobas di presentare un esposto alla Procura di Nola. A comunicarlo sono i componenti dell’esecutivo nazionale Mara Malavenda e Vittorio Granillo. “Decine di operai hanno trovato le loro auto “impacchettate”, cioè completamente avvolte ed imballate in teli di plastica sigillati con nastro adesivo”, scrivono, “all’incredulità ed alla rabbia determinata dall’insolita visione e dato dall’incombenza di “svestire” l’autovettura dall’imballaggio precedentemente attuato su disposizione della direzione aziendale di stabilimento ed all’insaputa dei lavoratori è sopraggiunto, negli stessi, il notevole disagio dato dalla presenza, “all’evento”, di diversi dirigenti aziendali nel frattempo recatisi sul posto e dall’affollata presenza di giornalisti ed operatori TV convocati dalla Fiat. Basterebbe l’insieme degli inqualificabili episodi qui riportati a valutare lo stato di evidente “soggezione, tensione ed imbarazzo” in cui loro malgrado si sono venuti a trovare i malcapitati lavoratori, con la conseguente possibilità di essere esposti a gogna mediatica nei prevalenti TG nazionali della giornata; e’ questa, in sintesi, la conseguenza dell’ultima campagna mediatica di “parking Marketing” messa in atto con ricercato scalpore dalla FCA per evidenti e strumentali necessità di rilancio pubblicitario del marchio: si tratta dell’ delle autovetture dei dipendenti parcheggiate nell’apposito parcheggio custodito dello stabilimento e messo in atto nei confronti dei malcapitati dipendenti proprietari di veicoli acquistati da altri produttori europei e, quindi, arbitrariamente ritenuti “infedeli” da parte della Fiat”. Ma per i sindacalisti questa forma pubblicitaria è una “indiscutibile e premeditata pressione psicologica” e un “violento segnale aziendale a chi “tradisce”, con l’acquisto di vetture di altra case automobilistiche, il proprio datore di lavoro, la Fiat”, un modo dunque per interferire sulle scelte private. Le auto impacchettate, infatti, avevano anche un cuore spezzato che riportava le seguenti frasi: “possiamo nasconderti l’auto, ma non i nostri sentimenti”… “vederti andare in giro con un’altra vettura ci spezza il cuore ma nel nostro ci sei anche tu”… nonché offerte di “extrasconto addizionali” su quelle in corso per l’acquisto di vetture Fiat.
“Un’iniziativa di fatto invadente e violenta”, la definiscono Malavenda e Granillo, “che, per precise determinazioni aziendali, tende ad agire sui dipendenti che possiedono un’auto della concorrenza per indurli a liberarsene per acquistare un’auto nuova del marchio Fiat, identificando i lavoratori in base al tipo di autovettura posseduta e violando inoltre, e tra altro, non solo le espresse regole di buonafede e correttezza incombenti su parte datoriale ed alla base del rapporto di lavoro, ma lo stesso diritto alla privacy dei propri dipendenti: comportamento che oltrepassa di ben donde la correttezza pubblicitaria per entrare di fatto nella sfera del mobbing orchestrato dalla direzione aziendale allo scopo di indurre vendite tra specifiche aree di lavoratori che da tempo, e per ovvi motivi di convenienza, preferiscono di fatto l’acquisto di autovetture di altre case automobilistiche (evidentemente per le loro tasche più convenienti ed accessibili)”. Ma i sindacalisti prendono di mira anche un video che gira su Youtube e che ritrae quelli che sembrano operai Fiat. “In realtà quadri e responsabili aziendali”, aggiungono nell’esposto, “che danzavano festosi e sorridenti all’interno del reparto carrozzeria in un vero e proprio spot aziendale di simulata idiozia operaia, vedere documentazione- video. Tra questi figura, tra gli altri, il sig. Sebastiano Garofalo, già direttore dello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco ed oggi direttore dello stabilimento Fiat – SATA di Melfi. Vi figura truccato da operaio e con indosso la tuta da lavoro, visibile dietro il ‘leggio’ da dove danza e dirige la festa all’interno del reparto montaggio carrozzeria dello stabilimento citato. La sconcertante iniziativa è resa inoltre ancora più grave in quanto attuata dalla direzione aziendale in plateale e consapevole violazione delle più elementari normative antinfortunistiche (ballare nei reparti, dove i lavoratori invece devono muoversi ed agire in base ad espresse e precise disposizioni antinfortunistiche, è estremamente pericoloso e, per molto meno, si incorre in serie sanzioni disciplinari”. da qui la richiesta alla Procura di intervenire con un’indagine.

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Gabriella Bellini
Gabriella Bellini è nata a Tropea (VV), giornalista professionista dal 2003, ha cominciato a lavorare nel 1994 nella redazione giornalistica di Televideo Somma, ha collaborato con Tele Oggi, Il Giornale di Napoli, Il Mattino, il Corriere del Mezzogiorno (dorso campano del Corriere della Sera), Cronaca Vera, Retenews, è stata redattore del settimanale Metropolis (poi diventato quotidiano) e di Cronache di Napoli. Ha condotto un programma di informazione e approfondimento su Radio Antenna Uno. Nel febbraio 2007 ha creato con altri colleghi il sito web laprovinciaonline.info di cui è il direttore. Nel 2009 ha ottenuto il prestigioso riconoscimento all’Impegno Civile del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, destinato ad un giovane cronista che si “sia distinto nel suo lavoro sul tema della diffusione della Cultura della Legalità” ottenendo così il premio nazionale “Per la Cultura della Legalità e per la Sicurezza dei Cittadini”. Nel 2012 il Premio internazionale Città di Mariglianella “Gallo d’Oro” per i “numerosi reportage sui temi della povertà e dell’emarginazione”. Nel 2013 il premio “Città di Saviano, giornata per la legalità” per “L'impegno profuso a favore della promozione e diffusione dei valori della legalità". Nel 2015 menzione speciale “L’ambasciatore del sorriso” per “L’instancabile attività di reporter, votata a fotografare con sagacia le molteplici sfaccettature della nostra società”. Nel 2016 il Premio “Antonio Seraponte” con la seguente motivazione “Giornalista professionista sempre presente e puntuale nel raccontare i fatti politici e di cronaca. In poco più di un decennio a suon di bravura ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti per essersi distinta su temi importanti come la diffusione della cultura della legalità, della sicurezza dei cittadini e per l’impegno sui temi della povertà e dell’emarginazione”. Nel 2019 il premio Napoli Cultural Classic "Donna straordinaria, esponente della stampa locale che attraverso la sua autentica e graffiante penna racconta il nostro territorio anche fuori dai confini. Sempre attenta alla realtà politico-sociale che analizza con puntualità e chiarezza, riesce a coniugare la divulgazione al grande pubblico con l'obiettività suggerita dalla grande esperienza umana che l'accompagna".
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